Potrebbe essere prematuro affermare che l’arte non si appende al muro ma si guarda in forma di file? Forse, ma quello della Crypto-Art è già un fenomeno reale! Partendo dal presupposto che la definizione di arte è soggettiva, possiamo solamente dire che l’arte rispecchia la società e il linguaggio del suo tempo.

Il pittore russo Vasilij Kandinskij diceva: “ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e spesso è madre dei nostri sentimenti. Analogamente ogni periodo culturale esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più”.

Il linguaggio del presente è senza dubbio quello digitale, e così si rispecchierà di conseguenza nell’arte. Fin dal 2014 la “Crypto-Art” ( opere d’arte vendute attraverso sistemi blockchain) ha nutrito un fiorente mercato (molto di nicchia) che consente agli acquirenti di poter rivendicare la proprietà del proprio acquisto digitale in maniera sicura attraverso l’emissione di un “certificato” basato sulla tecnologia blockchain. Quello che si acquista, attenzione, non è l’opera in sé, ma solamente un token su blockchain (un Non-Fungible Token) che consente di affermare la proprietà dell’opera digitale.

COS’È UN NFT?

Possiamo considerare gli NFT o “token non fungibili” come certificati di proprietà su opere digitali (inclusa l’arte), rappresentati da un codice crittografato all’interno della blockchain tramite uno Smart Contract che ne certifica i diritti. Nel caso dell’arte appunto, l’opera può continuare a circolare in rete ma il titolare dell’NFT è l’unico a poter vantarne i diritti.

La blockchain è una piattaforma-database che raccoglie e custodisce le convalide di più utenti che confermano l’autenticità e veridicità dei dati inseriti (come per esempio dati dell’autore e del proprietario, elementi tecnici, passaggi di proprietà, etc…).

Dal punta di vista giuridico il valore dell’NFT si basa sulla fiducia che esiste fra venditore ed acquirente, dove il primo non mette in dubbio che il secondo abbia già venduto la medesima opera più volte, riducendo drasticamente il valore dell’NFT.

Mentre i token fungibili sono creati tutti uguali ed equivalenti quindi funzionano come monete reali, i NFT sono beni assolutamente unici, da collezione, proprio come le opere d’arte nel mondo reale.

Che sia chiaro però: chi acquista un’opera legata a un non fungibile token non acquista l’opera in sé, ma la possibilità di dimostrare un diritto sulla medesima!

COME COMPRARE UN NFT?

Chi vuole acquistare un NFT lo deve fare attraverso una blockchain, ed una volta effettuato l’acquisto, l’NFT viene custodito in questo portafoglio digitale.

La piattaforma Ethereum (che ha  saputo conquistare il mondo crypto inserendo per prima il concetto di Smart Contract e blockchain programmabile) è considerata la sorella di Bitcoin ed è il progetto più solido al momento, ma il suo costo risulta elevato: per una transazione standard si arrivano a spendere anche 5 dollari.

Il mercato si muove molto rapidamente e i concorrenti non mancano, le alternative che si prospettano all’orizzonte sono interessanti e nel panorama dei possibili successori emergono queste realtà:

  • Cardano(ADA) che è diventato uno degli asset blockchain in più rapida ascesa nel settore delle cryptovalute, la sua tecnologia sta avanzando rapidamente da quando è stata rilasciata.
  • Polkadot dietro al quale c’è  Gavin Wood, inventore di Solidity (il linguaggio di programmazione alla base di Ethereum ) che già nel 2014 aveva previsto il successo dell’ecosistema smart contract.
  • Near Protocol lanciata in aprile 2020 opera un proprio protocollo proof-of-shake, traducibile in italiano come ”prova che si ha un interesse in gioco”,  che aumenta la sicurezza di una rete di cryptovaluta.

Non è un segreto che gli NFT abbiano un enorme impatto ambientale a discapito del nostro pianeta: la vendita milionaria dell’opera digitale “Everydays: the first 5,000 days” ha generato 78,597 Kg di CO2, la stessa quantità utilizzata da più di 13 case in un intero anno!

IL CASO BEEPLE

Il mercato dell’arte è arrivato ad un punto di non ritorno: l’11 marzo 2021 Christies’s ha venduto la prima opera d’arte su NFT totalmente digitale per più di 69 milioni di dollari (un risultato di tutto rispetto considerando che l’opera partiva da 100 dollari senza nessuna stima pre-asta…).
L’artista statunitense si chiama Beeple, e la sua opera “Everydays: the first 5,000 Days” è il risultato di  un progetto iniziato nel 2007, un collage creato in un comunissimo JPG di opere create giorno dopo giorno per migliorare le sue abilità di web designer.

L’opera in questione, come afferma l’artista, è il frutto di “tanto mestiere, molte sfumature e profondi intenti come qualsiasi altra opera realizzata su tela fisica”, e ribadisce che gli artisti nell’ultimo ventennio hanno utilizzato software nella creazione e distribuzione delle loro opere e oggi finalmente c’è il modo di possederle e collezionarle. Questa nuova modalità di produrre opere di gran valore rivoluzionerà il mondo dell’arte e del collezionismo, scriverà un nuovo capitolo della storia dell’arte; il folgorante successo di Beeple è un chiaro appello a tutti gli artisti del digitale.

Ad acquistare l’opera è stato Metakovan, il fondatore e finanziatore di Metapurse (il più grande fondo NFT al mondo) innamorato delle opere di Beeple e già il più grande collezionista mondiale di arte digitale, stracciando l’avversario Justin Sun, il tycoon dei bitcoin che si è battuto a suon di milioni sino all’ultimo.

Secondo dati offerti da Christie’s partecipavano all’asta una massiva percentuale di giovani investitori composta da Millenials (58%) e Generazione X (33%); ciò relega la generazione Z e quella dei BabyBoomers ( solitamente la principale categoria di compratori) ad un ruolo marginale.

Questo dato ci aiuta a definire le caratteristiche di quello che potrebbe diventare un nuovo, accattivante mercato con un giro d’affari piuttosto significativo e con entusiasmanti possibilità di sviluppo.

Ma chiediamoci: perchè acquistare un opera digitale quando comunque resta a disposizione di tutti? Dopotutto l’immagine dell’opera venduta da Beetle può essere ricercata su Google ed utilizzata da chiunque…come salvaschermo per esempio.

Gli NFT esistevano già dal 2017 ma solo ora sono passati ad essere famosi, ora che la pandemia ci ha costretti ad una vita ridotta in casa ed il tempo passato online è aumentato vertiginosamente,  ora che gli status symbol pre-pandemia sono quindi meno utilizzabili, si sono trasferiti sulla piattaforma digitale.

Possedere un NFT dunque diventa un nuovo status symbol: è la dimostrazione (certificata) che si possono spendere migliaia o anche milioni di euro per divenire proprietario di un quadro digitale, un video, una canzone, etc…

IL CASO BANSKY

La frenesia per le opere di Crypto-Art (che i giornali inglesi chiamano “NFT frenzy”) sta quindi infiammando gli appassionati del mercato d’arte, scuotendo l’opinione pubblica con azioni sempre più estreme.

Sempre lo scorso marzo 2021 un disegno del misterioso artista britannico Banksy è stato bruciato a Brooklyn in un video diretta streaming da un collettivo di appassionati di arte e tecnologia.

Morons (White) questo il titolo dell’opera del 2007 (autenticata dalla Pest Control, la società che garantisce l’autografia delle opere di Banksy), è stato venduta 2 anni fa’ dalla galleria Taglialatella di New York per circa 98.000 dollari ad una società americana chiamata Injective Protocol che ha deciso poi di bruciarla in diretta.

La mini performance è stata venduta come arte digitale tramite la tecnologia NFT per la cifra di circa 380.000 dollari, con un guadagno netto di 280.000 dollari.

Morons rappresentava una critica al mercato dell’arte, visto che raffigurava un banditore d’asta che sta vendendo un quadro con una scritta: “Non posso credere che voi idioti stiate comprando questa merda”; il collettivo ha commentato così la scelta di un opera di Bansky per questa operazione: ”Abbiamo scelto Bansky perché lui stesso aveva distrutto un’opera durante un’asta”.

Il video del piccolo rogo d’artista è stato caricato dall’account Burnt Banksy dove un ragazzo, con una mascherina nera sopra il naso e addosso una felpa nera con stampata la ragazza col palloncino di Banksy, dà fuoco all’opera con un accendino. L’accaduto è stato registrato e pubblicato sulla pagina Twitter Burnt Bansky, e tanta è stata la risonanza che Injective Protocol sta già pensando ad un’altra collaborazione di questo tenore con un “artista di spicco”. Diverse le critiche raccolte dai siti web inglesi dopo che Morons è finito in cenere. Come riporta la BBC, Gabrielle Du Plooy, fondatrice della Zebra One Gallery, ha spiegato: “Anche se la distruzione creativa dell’arte non è una novità … “è sempre sconvolgente e scioccante vedere un pezzo distrutto”.

IL CASO DAMIEN HIRST

Damien Hirst, artista inglese tra i più conosciuti, piuttosto impegnato ultimamente anche in veste di curatore,  annuncia la sua collaborazione con Palm, la nuova piattaforma online dedicata al mercato dell’arte NFT.  “Palm è di gran lunga la migliore piattaforma per me. È nuova e incentrata sull’arte, è più rispettosa dell’ambiente  ed è più veloce ed economica da usare. Con Palm gli artisti possono inventare il futuro” ha dichiarato Hirst.

I suoi creatori, Joe Hage e David Heyman promettono che Palm sarà al 99% più efficiente sul piano energetico rispetto alle precedenti blockchain.

Se Hirst avesse utilizzato Ethereum per l’operazione di vendita della serie di 8 stampe “THE VIRTUES” il costo ecologico sarebbe stato disastroso: si stima che la carbon footprint di un singolo NFT corrisponde a 211 kg di CO2 !

Quando Hirst ha annunciato che la serie di 8 sue opere recenti, stampe raffiguranti alberi di ciliegio in fiore (Cherry Blossom) era disponibile su Heni Leviathan (un market di arte contemporanea online) disponibili al prezzo di 3000 dollari solo per una settimana, e che avrebbe accettato per la prima volta pagamenti in NFT, in soli 5 giorni sono state annunciate tutte sold out.

Attribuendo valore all’arte digitale, gli NFT aprono le porte ad innumerevoli possibilità, tracciando una nuova strada per il mercato dell’arte.

Gli specialisti, tra cui Mariolina Bassetti Presidente di Christie’s Italia, credono che il futuro di questo mercato, è incerto e inaspettato, e che tutto dipenderà dalla qualità delle opere degli artisti e dalla domanda del collezionista. Comunque una cosa è certa: il mercato dell’arte è arrivato ad un punto di non ritorno: il futuro è gia qui e si chiama NFT!

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